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Piano di Protezione Civile

Scenari di Rischio - Epidemie [Sezione 2 - SRG 6.1]

Icona epidemia

RISCHIO SANITARIO

EPIDEMIE

SR6.1 RG001


Sezione2

Nell'ambito della protezione civile il rischio sanitario è sempre conseguente ad altri rischi o calamità, tanto da esser definito come un rischio di secondo grado. Emerge ogni volta che si creano situazioni critiche che possono incidere sulla salute umana. Difficilmente prevedibile, può essere mitigato se preceduto, durante il periodo ordinario, da una fase di preparazione e di pianificazione della risposta dei soccorsi sanitari in emergenza.

In questo contesto viene contemplato il rischio epidemico laddove la gestione emergenziali dei preposti servizi sanitari richieda il supporto della protezione civile.

(Da Wikipedia) Si definisce epidemia (dal greco ἐπί + δῆμος, lett.: sopra il popolo, sopra le persone) il diffondersi di una malattia, in genere una malattia infettiva, che colpisce quasi simultaneamente una collettività di individui, ovvero una data popolazione umana, con una ben delimitata diffusione nello spazio e nel tempo, avente la stessa origine.

Poiché in una data popolazione, ogni anno, è atteso il verificarsi di un certo numero di eventi morbosi, un'epidemia comporta un numero di casi in eccesso rispetto ai valori attesi per quella determinata comunità, e sulla base delle esperienze e del numero di casi storici di morbosità.

Come si evince da quanto sopra riportato, il concetto di epidemia non fa riferimento ad un numero minimo di casi, ma semplicemente ad un eccesso rispetto ai casi attesi. Ciò comporta anche, di fronte ad una malattia realmente nuova per una determinata popolazione, anche un numero molto piccolo di casi possa essere considerato significativo di epidemia. È il caso, ad esempio, degli episodi epidemici limitati a due o più persone, nell'ambito familiare o di una piccola comunità. Gli epidemiologi spesso considerano il termine focolaio epidemico come sinonimo di epidemia, ma il pubblico tende a percepire quest'ultimo concetto come più grave e serio rispetto al concetto di focolaio epidemico, considerato di valenza più locale. Le epidemie di determinate malattie infettive sono generalmente causate da un cambiamento nella ecologia della popolazione che ne viene affetta (ad esempio aumento dello stress o aumento della densità di una specie di vettore), una variazione genetica nella popolazione parassita o l'introduzione di un nuovo parassita che affligge una popolazione ospite (a causa sia di una migrazione di parassiti che di un movimento dell'ospite in aree a maggiore densità parassitaria). Generalmente, un'epidemia si verifica quando l'immunità della popolazione ospite verso il parassita si riduce improvvisamente al di sotto del limite che permette un equilibrio endemico e la soglia di trasmissione viene ad essere superata. Un'epidemia può essere limitata ad una determinata zona; tuttavia, se l'epidemia si diffonde ad altri paesi o continenti e colpisce un numero considerevole di persone, viene più correttamente definita con il termine di pandemia. Le autorità sanitarie, prima di poter dichiarare l'esistenza di un'epidemia debbono avere ben presente il tasso di incidenza di quella determinata malattia, limitatamente a quella specifica popolazione: questa grandezza costituisce il "normale" valore di riferimento. Affinché si sviluppi un'epidemia è necessario che il processo di contagio tra gli individui interessati sia abbastanza facile. In un focolaio epidemico di origine comune, tutti gli individui affetti hanno avuto un'esposizione ad un agente comune. Se l'esposizione è singolare e tutti gli individui affetti sviluppano la malattia dopo una singola esposizione ed un periodo di incubazione, è possibile definire un comune punto di origine del focolaio epidemico. Se l'esposizione è continua o variabile, può essere definito un focolaio continuo o intermittente, rispettivamente. In un focolaio propagato, la malattia si diffonde da persona a persona. Gli individui affetti possono diventare a loro volta dei serbatoi indipendenti, e di conseguenza portare a ulteriori esposizioni. Nella pratica si evidenzia come molte epidemie abbiano caratteristiche proprie di entrambi i tipi sopra riportati. Ad esempio, dopo un'esposizione da fonte comune è possibile che si verifichi una diffusione da persona a persona secondaria. È anche possibile che dei vettori ambientali possano diffondere l'agente di una malattia che si trasmette dagli animali all'uomo .A titolo di esempio consideriamo una malattia che si sviluppa diffondendosi con lentezza ed in modo progressivo in un arco temporale di mesi o anni. Un simile andamento è piuttosto indicativo di un contagio interumano per contatto diretto: è il caso di alcune malattie veneree.Al contrario una diffusione estremamente rapida e progressiva con il rapido esaurirsi dell'epidemia in poche settimane o mesi depone per una trasmissione molto più efficace, ad esempio per via aerea, come accade nel caso di molte infezioni acute delle vie respiratorie).Se invece l'epidemia si presenta in modo assolutamente brusco, con un numero di casi indicativo di un'epidemia esplosiva, è necessario pensare che più individui siano risultati simultaneamente esposti al contagio. Tipicamente quest'ultima evenienza si può avere quando il veicolo dell'infezione è costituito da qualche alimento oppure da acqua contaminata.Se un'epidemia è di origine idrica (si pensi ad esempio alle epidemie di febbre tifoide legate all'inquinamento dell'acqua potabile) lo studio su una mappa topografica dei punti in cui si sono manifestati i diversi casi di malattia (mappa dei punti) permette di osservare come la maggior parte dei casi si distribuiscano in corrispondenza di un determinato ramo d'acquedotto, fonte primaria del contagio.

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