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Piano di Protezione Civile

Scenari di Rischio - Incendio boschivo [Sezione 2 - SRG 5.1]

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RISCHIO INCENDIO

INCENDIO BOSCHIVO

SR5.1 RG001


Sezione2

La legislazione italiana definisce l’incendio boschivo come “… un fuoco con suscettività a espandersi su aree boscate, cespugliate o arborate, comprese eventuali strutture e infrastrutture antropizzate poste all’interno delle predette aree, oppure su terreni coltivati o incolti e pascoli limitrofi a dette aree.” Dal punto di vista della protezione civile è necessario prendere in considerazione gli incendi che possono determinare un pericolo per la popolazione e per l'ambiente.

Attraverso una rappresentazione cartografica (elaborata sui dati messi a disposizione dalla Regione Emilia Romagna) è evidente che la superficie esposta al rischio di incendio è considerevole. Una prima rappresentazione è data dalla Carta della suscettività all'incendio delle diverse forme di uso del suolo e altra è quella delle aree a rischio incendio ove la pericolosità potenziale è attribuita sulla base delle caratteristiche territoriali di uso del suolo e fitoclimatiche.

Per determinare la propensione del territorio ad essere percorso da incendi vengono utilizzati i dati relativi all’uso del suolo disponibili, riferiti all’anno 2008 con una scala di dettaglio 1.10.000 e di integrarli con quelli della carta forestale. La regione ha scelto di utilizzare l’uso del suolo pure disponendo dei dati relativi alla carta forestale ciò è dovuto alla maggiore omogeneità del dato (la carta forestale "regionale" è stata costruita assemblando le carte forestali delle diverse province) e alla considerazione che oltre alle aree forestali esiste una notevole quantità di territorio, non boscato, generalmente costituito da incolti in via di colonizzazione da parte di specie forestali, praterie e tare dei terreni agricoli che rappresentano aree ad elevato rischio di incendio e di potenziale diffusione del fuoco. Per rendere una idea del fenomeno basta ricordare che a fronte di una superficie regionale boscata di circa 600.000 ha, le aree potenzialmente interessate dal piano ammontano a circa 1 milione di ha. 

A seconda delle modalità di innesco e di diffusione dell’incendio, possono essere individuati tre tipi di fuoco:

  1. fuoco di superficie o radente, che brucia la lettiera, la sostanza organica morta che si trova sul terreno e la vegetazione bassa (praterie, arbusti, rinnovazione e sottobosco);
  2. fuoco di chioma o di corona che, a seconda dei casi, in maniera dipendente o in maniera indipendente dal fuoco di superficie passa da una chioma all’altra degli alberi, è il tipo più imprevedibile e che causa i danni più gravi (in questa casistica ricadono in particolare tre tipi di incendio: incendi di chioma passivi – attivi – indipendenti; solo l‘indipendente è davvero svincolato dal fronte di fuoco di superficie);
  3. fuoco di terra o sotterraneo che si diffonde al di sotto dello strato della lettiera, penetra sotto terra alcuni centimetri (o anche vari decimetri in presenza di torba e di consistenti strati di sostanza organica) e avanza con una combustione lenta ma duratura; anch’esso imprevedibile, può causare riprese del fenomeno anche quando l’incendio sembra del tutto estinto;
  • incendio di interfaccia, come verrà descritto nella specifica scheda di rischio, si intende quello che interessa una zona dove strutture e costruzioni create dall’uomo si compenetrano e si sovrappongono con aree boscate, o con vegetazione combustibile.

Nella realtà ogni incendio boschivo può coincidere con più di un tipo di fuoco, sviluppandosi simultaneamente ad altri, oppure evolvendosi in altre forme anche in tempi rapidi.

Non ci sono statistiche precise sui tipi di incendio boschivo in Emilia-Romagna, tuttavia in base alla frequenza e alla durata dell’accadimento, è lecito pensare che il primo tipo sia prevalente sugli altri.

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