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Piano di Protezione Civile

Descrizione Territoriale - Geomorfologia [Sezione 01-Sub 02]


Sezion1

Il territorio dell'Unione, ricompreso tra la pianura alluvionale di origine continentale e la catena montuosa degli appennini, è attraversato da diversi corsi d’acqua e si articola in quattro distinti contesti morfologici: pianura alluvionale, pianura pedemontana, collina e montagna, all’interno dei quali si possono riconoscere sottosistemi ambientali caratterizzati da forte omogeneità morfologica.

L'assetto geologico strutturale varia da quello di “catena appenninica” a quello del suo “margine” (la zona in cui la pianura termina contro i primi declivi appenninici non rappresenta l'inizio della “catena”: infatti all'Appennino morfologico, visibile, segue in pianura un “Appennino in embrione” sepolto sotto i depositi alluvionali padani).

Contesto della Pianura Alluvionale

La pianura alluvionale è una pianura costituita da materiale alluvionale, cioè trasportato prevalentemente da fiumi e deposto nella piana durante le alluvioni durante le quali il corso d'acqua esonda dagli argini.

Contesto della Pianura Pedemontana

Rappresenta il raccordo morfologico tra il contesto di collina e la pianura alluvionale caratterizzato da diminuzione del gradiente topografico e deposito da parte dei fiumi del materiale più grossolano; tra gli ambiti che lo caratterizzano vi è l’ambiente di fondovalle a morfologia subpianeggiante allungata lungo la valle con presenza di sedimenti grossolani (sabbie e ghiaie).

Contesto di Collina

Costituisce la fascia di rilievi degradanti verso la pianura con quote medie inferiori ai 500 m e modesti dislivelli tra spartiacque e fondovalle. E’ un contesto a bassa intensità di rilievo con pattern del reticolo idrografico da parallelo a dendritico (aree calanchive). Nel sistema collinare bolognese si segnalano due dorsali trasversali alle valli dei principali corsi d’acqua quali il “contrafforte pliocenico”, disposto tra le valli del F. Reno, T. Savena e T. Idice con la cima massima di Monte Adone (655 m) e la “Vena del Gesso” nel settore orientale della provincia. Morfologicamente si individua l'ambito del calanco e del pseudocalanco caratterizzati da intense azioni erosive e presenza diffusa di litologie argillose e la collina ad alta energia di rilievo con dorsali ad andamento trasversale ai principali valli fluviali.

Contesto di Montagna

Rappresenta il corpo centrale della catena appenninica caratterizzata da notevoli variazioni di quota comprese tra i 500 m ed i 1100 m e da forti dislivelli tra crinali e fondovalle. Gli ambiti dominanti sono quelli del rilievo selettivo e del degrado con unità geologiche costituite da complessi caotici argillosi con presenza di ampi lembi di formazioni geologiche suborizzontali a litologia più resistente, e l'ambito della montagna ad alta energia di rilievo con versanti da fortemente acclivi a pendenza moderata. L'ambito del rilievo selettivo e del degrado è fortemente erosivo con morfodinamica dominata dai processi idrici, franosità cronica e movimenti di massa da varie dimensioni. L'ambito della montagna a forte energia di rilievo presenta un assetto fisiografico relativamente omogeneo condizionato dalla giacitura della stratificazione.

Il sistema di sovrascorrimenti della pianura padana ha indotto evidenti deformazioni e traslazioni nelle coperture sedimentarie tra il margine pedecollinare del bolognese fino al più esterno fronte ferrarese. E' presente una linea tettonica nella pianura, subparallela al margine morfologico della collina: si tratta di una faglia inversa (sovrascorrimento), la più interna delle “Pieghe Romagnole” (Pieri e Groppi, 1981), che disloca la catena e solleva il margine attuale, suturata ad oriente di Bologna solamente nel Quaternario (probabilmente medio), mentre ad occidente pare suturata già nel Pliocene medio superiore.

Nel Quaternario medio inferiore (Villafranchiano p.p.) i primi depositi paralici di margine, in questo quadrante di catena, suturano definitivamente ogni struttura disgiuntiva, ciò è importante anche per comprendere la “storia” sismica dell'area. Gli spessori delle facies quaternarie continentali possono superare i 200 metri di profondità, al passaggio verso la pianura. Infatti la potenza complessiva di Quaternario e Pliocene nella porzione più meridionale del territorio comunale di Crespellano risulta già di oltre 3.000 metri.

Dunque non vi è discontinuità strutturale tra pianura e appennino. Nella pianura però le unità geologiche marine fortemente sovraconsolidate, sono sepolte sotto i depositi continentali alluvionali, tra cui i più recenti sono quelli superficiali, di maggiore interesse immediato per gli scopi di questo lavoro. L'evoluzione della pianura olocenica è riconducibile ad un modello semplice, almeno nelle linee generali: i corsi d'acqua appenninici, a valle delle conoidi pedemontane poco attive durante l'Olocene (ultimi 12.000 anni) mentre oggi prevalentemente in erosione, tendono a proseguire verso il collettore principale su alvei pensili, formati da sedimenti che il corso d'acqua non è più in grado di portare in carico.

Nel caso di rotte e tracimazioni, frequenti in natura, le acque invadono la pianura circostante depositando dapprima i sedimenti più grossolani nelle vicinanze dell'alveo, poi più lontano i sedimenti più fini (limi sabbiosi e limi) ed infine nelle conche morfologiche, dove le acque possono rimanere a lungo e decantare, si depositano limi argillosi ed anche argille.

Per i corsi d'acqua di pianura non arginati artificialmente, le rotte e le tracimazioni sono un fenomeno ricorrente che crea condizioni per modifiche e divagazioni dell'alveo: ciò avviene con frequenza assai alta nei bacini subsidenti che caratterizzano la pianura padana. La velocità di subsidenza naturale condiziona la velocità di accrezione verticale, ma la sua variazione geografica condiziona anche la distribuzione spaziale dei corsi d'acqua. L'accrezione della pianura alluvionale avviene perciò sia orizzontalmente, con il giustapporsi di successivi corpi d'alveo, sia verticalmente a causa dei continui cicli di riempimento dei bacini di esondazione. Un immaginario profilo verticale della pianura risulterebbe dunque costituito da un intrecciarsi di lenti sabbiose - corrispondenti a corpi d'alveo sepolti (argini naturali) - e da sedimenti a tessitura fine, determinati dai riempimenti dei bacini interfluviali di esondazione.

La distribuzione delle litologie di superficie e del primo sottosuolo, così come l'assetto morfologico della pianura, sono quindi strettamente condizionati dai processi geo-strutturali profondi (attività delle pieghe romagnole) e di sedimentazione ed alla loro disposizione nel tempo. Nell'alta e media pianura, da Bologna fino al modenese, la divagazione degli alvei dei principali corsi d'acqua Reno e Panaro verso oriente ed in parte verso nord è dovuta all'evoluzione geostrutturale profonda del margine appenninico sepolto ed alla presenza dei rilievi costituiti dai depositi granulari (conoidi ed argini naturali) del fiume Po.

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